Tutti gli articoli di Enrico Lanzara

Aveva ragione Gennaro ‘o scarparo – il calzolaio

Gennaro, o’ scarparo, la scarpa prima di lavorarla la guardava con attenzione. Se la luce dell’esterno era inutile per osservare i piccoli segni dell’uso, allora accendeva una vecchia lampada con il braccio pieghevole.

«Ma che ti serve guardarla così attentamente?» chiedevo io, piccolo ospite, che rimanevo a osservarlo, attendendo che mi desse qualche spiegazione dei suoi segreti. E Lui sì che sapeva come si acconciano (aggiustano) le cose.

Perciò la scarpa l’osservava attentamente: «Devi capire come la consuma chi la porta. Le pieghe della pelle, osservare la parte più consumata della suola e del tacco.»

Insomma un bravo tecnico della scarpa, oggi avrei detto.

Un tecnico. Bravo. Non ho mai sentito qualcuno deluso; le scarpe le riparava e le faceva durare.

Ma…

Quante volte dopo averle osservate attentamente oscillava la testa: «Questa è da buttare.» E mi spiegava che non bastava riparare una cosa che di strada ne ha pestata e mette fuori i difetti di come era stata fatta. Allora va gettata via, se ne fa un’altra. Una scarpa vecchia, ben fatta, si può sempre riparare, si vedrà smunta e consumata, ma sarà comoda per camminare ancora.

Le scarpe vissute e fatte male si buttano. Altrimenti fanno male ai piedi. Se ne fanno di nuove.

Che senso c’è nell’acconciare questo sistema economico con vecchi metodi, quando ogni volta che si trova una difficoltà crea nuovi poveri e rafforza chi già era forte e protetto. Il sistema è difettoso. Non mi avete convinto, la crisi è stata creata per farmi camminare con una scarpa difettosa. Non c’è altro, mi dicono.

Non mi avete convinto.

Aveva ragione Gennariello, o’ scarparo. La scarpa si deve buttare… farne un’altra e nuova.

Lui – Gennariello – si che era un buon tecnico!

(Auto)Pubblico

Mi avventuro a diventare un Autore Indipendente.

Dalla platea, per favore non sorridete, non esprimete giudizi prima di sentire le mie parole.

Già, devo essere il solito “genio incompreso che crede che l’autopubblicazione è democratica e l’editoria a pagamento è una via alternativa alle raccomandazioni.”

Non credo di essere incompreso, anche perché non sono un genio della scrittura. Scrivo e spero di piacere anche ai lettori esigenti. Poi si vedrà o meglio si leggerà.

E non pubblico con una casa editrice a pagamento (EditriceAPagamento – EAP), e questo per scelta.

Le EAP non fanno un buon servizio all’editoria e alla letteratura in genere. Creare illusione per aver pubblicato con tanto di firma editoriale facendo sborsare denaro per un libro che non sempre ha avuto un controllo di editing e di bozze, utile e a volte necessario. Non parliamo della distribuzione.

L’importanza dell’esistenza delle Case Editrici credo debba essere sempre quello di selezionare la qualità delle storie e della scrittura. Ma alcune Case editrici dando troppo valore all’aspetto commerciale del libro si sono inserite in scelte che svalutano la pubblicazione “ufficiale”.

Alcune case editrici diventando anche distributori e commercianti dei propri libri hanno, di fatto, soffocato la piccola editoria, quella di genere e di qualità, che in ogni modo cerca di trovare il suo spazio, anche cercando giovani e capaci promesse oppure con traduzioni di libri che provengono da altre nazioni, soprattutto di paesi la cui letteratura è poco nota.

“Allora pubblichi in digitale (ebook) così costa tutto meno e si fa tutto su un PC.”

Pubblicherò anche in ebook solo perché è un altro contenitore – ebook reader – che la tecnologia ci offre.

Ho deciso di pubblicare (libro e ebook) con una piattaforma di PrintOnDemand: Youcanprint. Le motivazioni e il giudizio in un futuro post.

Credo che il mio romanzo abbia motivazioni diverse che hanno condizionato la scelta di non pubblicazioni. Alcune? Commerciabilità, il periodo storico-politico di sfondo (anni ’70 e il terrorismo); forse nei primi invii un po’ d’incuria nei controlli del testo. In realtà i giudizi positivi ci sono stati, però i due motivi indicati sembra che siano il comune denominatore.

Perciò (Auto)Pubblico per confrontarmi con i lettori e anche con i critici. Organizzerò presentazioni in modo che si possa parlare della storia che racconto – un’amicizia che dura nel tempo nonostante tutto – dando spazio, se richiesto, all’argomento “scottante”: gli anni settanta .

Penso che il romanziere possa occupare lo spazio che lo storico ancora non può scrivere e che il politico rifiuta di parlarne nella sua completezza. I misteri e la diversità della realtà italiana hanno motivazioni. Quindi racconto di uomini e donne – della loro amicizia – che quella storia (anni ’70), non completamente detta in verità, hanno vissuto.

Il mio lavoro è alle stampe; dopo valutazioni che considero adeguate, ho valutato che fosse idoneo alla pubblicazione. E senza pensare che sia un’opera incompresa.

Credo di aver scritto una storia di amici, interessante e che possa anche far riflettere, ma non basta stampare pubblicare e basta; il mio romanzo ha vissuto un lavoro coscienzioso di editig professionale e di controllo bozze; appunto, in ogni modo il lettore va rispettato.

Poi, sarà il lettore a esprimere il giudizio.

Questo post nasce non solo per rispondere alle perplessità di alcuni amici ma per dare risposta al post “Moccia e Volo sono gli alibi preferiti degli scrittori esordienti” del blog “L’albero di Canphora“.

Ma diamo una risposta a ciascun punto del post su indicato:

1 – D’accordo sulla riflessione fatta.

2 – “perché un editore che si trova tra le mani un buon libro non dovrebbe pubblicarlo? Perché non è commerciale? E lo pensano tutti e 2000 gli editori presenti sul territorio italiano?” E qui sta il punto, dopo averlo inviato a un numero significativo (60 vanno bene? È poco?) con costi e tempi notevoli, cosa si deve fare? Aspettare e provare ancora con altri. Sono d’accordo, questo se ci sono stati segnali positivi. Infatti non demordo. La verità è che questo numero significativo di CE – che poi scopri che alcune sono a pagamento EPA – ti fanno entrare in un giro vizioso dove anche la casualità è parte vincente. Meglio mollare.

3 – D’accordo sulla riflessione fatta.

4 – Non ho letto Moccia e Volo perciò, anche se mi fido dei giudizi critici seri, credo che abbiano un loro spazio per esistere, o per lo meno così hanno deciso le case editrici. Perciò non sono per me un alibi. Io scrivo altro, e se dovessi pubblicare con una casa editrice anche importante so che ciò non mi farà in ogni modo ricco. E se dovessi avere giudizi severamente negativi sul mio lavoro perché pubblicare? Allora rinnegherei le motivazioni della mia scrittura. Meglio non scrivere più. Al lettore l’ardua sentenza.

5 – D’accordo sulla riflessione fatta. Credo che quasi tutti gli editori, cui ho inviato il manoscritto, abbiano letto il mio lavoro. Una casa importante mi ha risposto con un giudizio positivo, anche se lo hanno considerato non adeguato al loro attuale piano editoriale (insomma, non commerciabile). C’è anche l’elemento casualità, momento economico-commerciale, l’argomento preferito del momento, la storia personale dell’autore ecc. che possano incidere nella scelta per una lettura che porti alla scelta finale. La mia storia è inventata e verosimile; e se fosse realmente accaduta e io fossi stato uno dei miei personaggi e noti alla cronaca, sarebbe stata preferita?

6 – D’accordo sulla riflessione fatta.

7 – D’accordo sulla riflessione fatta.

Quindi esordiente… che (Auto)Pubblico.

Sembra che le cose attendano – Romanzo

Ora c’è una fine che è un nuovo inizio…

Un romanzo.

Seguitene le sorti sul blog “Sembra che le cose attendano”

Leggete la presentazione; sfogliate e leggete i primi tre capitoli. Se lo preferite esponete le vostre impressioni, saranno gradite. Qualsiasi esse siano. Sul sito c’è spazio per i commenti.

Questa è presentazione del libro, in fase di stampa.

Fra pochi giorni il libro sarà disponibile.

Sul sito del romanzo ci saranno tutte le indicazioni per acquistarlo

 

Il Blogroll si deve aggiornare…

Se un blog (cioè questo) deve esistere allora deve avere il suo Blogroll aggiornato.

Certo alcuni non ne fanno uso, ma credo che un blog, se non specialistico, debba costruirsi una rete di contatti e interessi visibili; in ogni modo, chi passa da qui o viene per scelta può vedere i miei riferimenti di letture varie come blogger. Così si fa un’idea di chi sono, oltre la lettura della mia presentazione.

 

 

 

Non sono un soldato

“L’uomo muore quando diventa un soldato.”

Non muore quando la sua scelta d’essere soldato gli interrompe la vita, egli muore già quando ha deciso solo di ubbidire.

Non fu così per le ideologie? Si era creduto che liberandocene si potesse essere uomini liberi. Si era in gruppi, piccoli o numerosi, militanti di sogni o egoismi. Fino a diventare soldati. Di libertà o di dittature, semmai per la Patria. O per un sogno di giustizia.

Non sono un soldato, ma libero ancora la voce e le parole per valori prestati a milizie. Oggi sono mie e di chi le usa, libere e senza padroni, in pensieri senza l’acriticità di un militante, soldato o signorsì qualsiasi. Non sono un soldato…

 

Inizio. Vissuto. FINE.

INIZIO. Arriva anche la FINE.

Questo blog iniziò a esistere il Lunedì 29 agosto 2005 quando l’uragano chiamato KATRINA si abbatté su New Orleans nelle prime ore del pomeriggio italiane. Stavo facendo i primi esperimenti di blog. Poi l’uragano mi fece osservare come l’America, tanto decantata, non da me, dimostrava le sue pecche. Forse è meglio affermare che il sistema capitalistico offriva i suoi lati peggiori. I ricchi si potevano salvare e i poveri chi se ne fregava. Lì, in quella città che dette tanto valore alla musica afroamericana, il Jazz, si vide che il liberismo era un fallimento e si capiva che solidarietà e cultura devono andare a braccetto. Così scrissi il mio primo post con indignazione per quello che accadeva in quei luoghi: lasciare alla deriva uomini cose e cultura musicale. Lo feci su una piattaforma web giovane che però poco dopo chiuse. FINE. Nel frattempo aprii il mio blog su server indipendenti e detti nuova vita alla mia piccola creatura “schegge e riflessi”. Ma gestire e far funzionare un blog, anche se diventò più facile, era sempre necessario avere attenzioni a diversi aspetti; questo soprattutto se si desiderava una personalizzazione. Quindi diverse apparenze. Diverse. FINE. Modificai e personalizzai un template: Neruda v/c Hemingway. FINE

Costruiamo con tante azioni, brevi, lunghe ma tutte con una FINE.

Poi c’è, e deve esserci un altro inizio. Se non è immediatamente visibile o comprensibile, allora si inventa.

Di nuovo. Inizio. Vissuto. FINE.