Aveva ragione Gennaro ‘o scarparo – il calzolaio

Gennaro, o’ scarparo, la scarpa prima di lavorarla la guardava con attenzione. Se la luce dell’esterno era inutile per osservare i piccoli segni dell’uso, allora accendeva una vecchia lampada con il braccio pieghevole.

«Ma che ti serve guardarla così attentamente?» chiedevo io, piccolo ospite, che rimanevo a osservarlo, attendendo che mi desse qualche spiegazione dei suoi segreti. E Lui sì che sapeva come si acconciano (aggiustano) le cose.

Perciò la scarpa l’osservava attentamente: «Devi capire come la consuma chi la porta. Le pieghe della pelle, osservare la parte più consumata della suola e del tacco.»

Insomma un bravo tecnico della scarpa, oggi avrei detto.

Un tecnico. Bravo. Non ho mai sentito qualcuno deluso; le scarpe le riparava e le faceva durare.

Ma…

Quante volte dopo averle osservate attentamente oscillava la testa: «Questa è da buttare.» E mi spiegava che non bastava riparare una cosa che di strada ne ha pestata e mette fuori i difetti di come era stata fatta. Allora va gettata via, se ne fa un’altra. Una scarpa vecchia, ben fatta, si può sempre riparare, si vedrà smunta e consumata, ma sarà comoda per camminare ancora.

Le scarpe vissute e fatte male si buttano. Altrimenti fanno male ai piedi. Se ne fanno di nuove.

Che senso c’è nell’acconciare questo sistema economico con vecchi metodi, quando ogni volta che si trova una difficoltà crea nuovi poveri e rafforza chi già era forte e protetto. Il sistema è difettoso. Non mi avete convinto, la crisi è stata creata per farmi camminare con una scarpa difettosa. Non c’è altro, mi dicono.

Non mi avete convinto.

Aveva ragione Gennariello, o’ scarparo. La scarpa si deve buttare… farne un’altra e nuova.

Lui – Gennariello – si che era un buon tecnico!