Archivia 8 Novembre 2014

Un muro cadde e poi altri vennero costruiti…

“… da quando è caduto il muro di Ber­lino ne sono stati eretti altri mille, mate­riali (Messico/Usa; Israele/Palestina, Pakistan/India .….ultimo Ucraina/Russia) e non (vedi la disu­gua­glianza glo­bale e i muri euro­pei «a mare» nel Medi­ter­ra­neo e di terra a Melilla, con­tro i migranti). Non pro­prio una festa.”

Parlare di futuro senza riflettere sulla storia che si è vissuto è solo velleità. Mi sento un “nonno” non per dire “ai gio­vani cosa devono fare, per carità, ma per­ché vor­rei che almeno due gene­ra­zioni uscis­sero dal muti­smo in cui hanno finito per rin­chiu­dersi, inti­mi­diti da rot­ta­ma­tori di destra e di sinistra.”

Il muro di Berlino cadde ma pochi sono stati capaci di far tesoro di quello che rappresentò, sia nella riflessione su una rivoluzione che ci fu, delle conseguenze che seguirono con i risultati positivi e gli errori.
Pochi ricordano che quel muro cadde anche perché qualcuno, Gorbachov, aveva iniziato un processo di democratizzazione e rimase isolato. Non fu adeguatamente supportato dall’occidente e dagli stessi partiti comunisti, nel resto del mondo.
Non dico altro, questo articolo sul Manifesto di Luciana Castellina “Dov’è la festa” , Il muro di Berlino. L’89, un passaggio ambiguo non solo gioiosa rivoluzione libertaria è una lettura sana, riflessiva e adeguata nel momento storico che si parla a sproposito di “essere di sinistra”.IMG_0137.JPG

Svegliarsi un mattino… e scoprirsi incauto

…dopo una lettura sul sito ilsaronno.it, secondo l’autore, dovrei considerare di essere stato «avventato» a firmare «in buona fede» una lettera in sostegno per una riflessione sulla gestione di spazi abbandonati e sulla questione di vita culturale dei giovani.
Infatti dovrei realizzare che la mia fiducia sia stata mal posta.
A chi ho mal posto la mia fiducia? A chi mi ha presentato la lettera, al gruppo dei giovani del TELOS o all’auspicio che avvenga una discussione propositiva in merito alle questioni poste?
Nella lettera non si dà un giudizio dal punto di vista legale dell’occupazione del TELOS e quindi un conseguente avvallo, sic et simpliciter; si riflette su una storia di fatto e senza polemica si pone il problema:«Crediamo invece che sia quantomeno doveroso aprire finalmente un dibattito pubblico in questa città su quale futuro pensiamo davvero possibile su queste aree dismesse che occupano tanta parte del nostro territorio e che non devono permanere ancora nel degrado ambientale e sociale.»
Ma chi mi fa la predica, quasi considerandomi un demente senza capacità di intendere e di volere? L’amministrazione della città. Quella stessa che nel testo indica che l’occupazione del TELOS appartiene a quelle «Occupazioni silenti e dormienti durante la passata amministrazione di centrodestra.»
Quindi, un passato illegale tollerato o di riflessione delle amministrazioni? Che infine, dopo anni, hanno fornito o permesso una sola, unica soluzione e interpretazione: «era illegale». Forse è stato un periodo che è servito ad additare all’illegalità – per avvantaggiarsi dinanzi alla maggioranza silenziosa – senza avere il coraggio di intervenire o di fare proposte. Un’attesa che oggi permette di affermare che non esiste «una questione giovanile» come affermerebbero «la sinistra estrema» e la «destra». Beh! Gli opposti estremismi, questa è vera archeologia del passato, di cui non si vuole mai parlare fino in fondo, ma in questa occasione fa comodo.
La lettera non fa affermazioni di contrapposizioni ma riflette e propone e non relega semplicemente tutto in una fantomatica «questione giovanile» come se il periodo giovanile fosse un ghetto della vita.
Chiedo rispetto soprattutto perché la lettera l’ho firmata insieme ad altri, per la maggior parte a me sconosciuti, ma uniti perché liberi da schemi semplicistici e pensanti di dire quello che non sia necessariamente omologato.
Non c’è contrapposizione, semmai riflessione, invece il testo dell’amministrazione è pervaso di condanne, accuse senza proposte e con una velata attenzione che «in queste ore» possa accadere qualcosa di violento che giustifichi i ritardi e i silenzi di questi anni. Invece chi amministra dovrebbe saper prevedere ed essere propositivo.
Non è una «questione giovanile» ma un problema di cultura e di diversità e che chi svolge il ruolo di amministratore o educatore (sono un insegnante) deve essere capace di comprendere (non con pietismo) e far crescere la coscienza del costruire e rispettare. Quando la rabbia e la diversità si lascia a se stessa e si ghettizza crea isolamento e solitudine in chi la vive, che se è considerata come violenza subita, può spingere a scelte di cui non riesci a comprenderne le conseguenze.
Ci sono persone capaci di essere propositivi, nella diversità e con cultura e intelligenza, nella società e nel loro lavoro. Senza essere omologati. Forse questo spaventa?
Quando chi è potente e può decidere si comporta in modo delinquenziale, con arroganza e prepotenza – mi riferisco ad una parte della attuale classe politica del paese Italia – non può che creare indignazione e rabbia, antagonismo – anche se a volte inappropriato. Ma chi è il colpevole? Dov’è la causa?
Guardare e giudicare solo l’effetto è come guardare nel fosso la luna riflessa e dire che basta togliere la pozzanghera per farla scomparire.
Quando si spengono futuro e le speranze non basta additare chi è giovane oggi e vuole la luna, semmai anche provando a costruirla. Spesso chi non è più capace di sognare non comprende e chiama delinquente uno del TELOS e non il suo amico o alleato che è una persona che non dichiara le sue ricchezze, evade e semmai entra in una farmacia, parcheggia il proprio SUV e non paga le medicine perché ha un reddito da indigente. Come pensate possa reagire un giovane, lì presente, figlio di operai, di impiegati o di benestanti ma onesti verso il fisco?
Rispondo anche a chi ha commentato la lettera definendomi – sono uno degli insegnanti che ha firmato – ideologo del TELOS e conseguentemente educo «ad occupare abusivamente spazi altrui, allacciarsi abusivamente alle utenze comunali, imbrattare muri / strade pubbliche ecc ecc.».
Chi fa queste accuse si firmi come faccio io mettendoci il nome e cognome; rispondo dal mio blog è c’è anche la faccia. Quando si fanno certe accuse si dovrebbe conoscere la storia di coloro che hanno firmato, non basta etichettare; nel mio caso potrei mettere sul piatto della bilancia la mia storia di 40 anni di educatore e dichiararmi non solo offeso ma anche calunniato. Educare con autorevolezza necessita di studio, attenzione a ciò che accade nella società analizzandolo con logicità, quindi comprendere le diversità e le idee che possano arrivare da chiunque e senza schematismi.
È facile fare affermazioni schematiche ed etichettare invece di analizzare e mettere i pezzi al giusto posto considerando la storia di quello che è accaduto nel caso specifico e non solo limitandosi a Saronno. Le diversità e le minoranze se non hanno uno spazio dove esprimersi e vengono isolate allora cercheranno di costruire anche dicendosi tra loro “Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è.” e spesso nelle città si trovano ruderi di fabbriche abbandonate in attesa di speculazioni. E qualsiasi cosa facciano, allora gli amministratori e gli educatori devono provare a trasformare le disavventure in avventure (propositive) per il futuro. Questo deve saper fare un buon amministratore e un buon educatore.

Sono un indie…

Non suono musica indie, ché non è solo uno stile.

Non suono musica e basta. Ma sono diventato un indie…

Se uno (Auto)Pubblica un CD è un musicista indie; su questo la definizione è chiara.

E se uno (Auto)Pubblica un romanzo cosa è? Un Autore Indipendente, quindi un indie… della scrittura.

Questo lo spiega benissimo il post  Chi è un autore indie del blog Indie Shake&Co: un blog che parla di libri di autori indipendenti.

Ah! In questo post parla anche del mio romanzo “Sembra che le cose attendano”

Quindi ora c’è una definizione di indie anche per gli autori della scrittura.

Poteva essere non possibile? La tecnologia era disponibile, gli imprenditori sono sbocciati come funghi (Print On Demand – POD); io ho scelto la casa editrice POD Youcanprint.

Quindi tutti possono diventare scrittori ora? Io lo sono?

Ho detto sono un indie della scrittura… come esistono gli indie della musica.

Ma chi suona uno strumento non sempre è un musicista, a volte è solo uno che strimpella e distribuisce (CD o mp3) qualcosa che ha ritmo.

Nel post Chi è un autore indie, si parla di quelli della scrittura. E vengono fatte alcune precisazioni “autori indie quegli autori che si auto-pubblicano e lo fanno fornendo in maniera professionale un prodotto di qualità confrontabile a quello delle case editrici.

Cioè un autore indipendente – indie – fa fare una valutazione del testo da persone competenti (esclusi amici, figli, nonni, amanti, fidanzate e mamme ecc.), fanno un editing conseguente alle critiche ricevute. Infine incarica un professionista dell’editing editoriale e un correttore di bozze. Anche alla copertina dà la stessa attenzione professionale, insomma non prende la prima foto che gli piace e ci scrive su il titolo con il carattere che lo emoziona di più. Anche il titolo è trattato con attenzione.

Interessante leggere anche questo post La (buona) pubblicazione indipendente, una via di mezzo tra l’editoria tradizionale e il self-publishing

del blog OFFICINA MASTERPIECE del Corriere della Sera.

Ma perché allora non si aspetta una Casa Editrice seria che lo scelga (il testo, il libro)? Le ragioni sono tante e diverse, alcune discutibili.

In questo mio blog Schegge e Riflessi, nel post  (Auto)Pubblico spiego le mie motivazioni.

Perciò sono un indie della scrittura.

1953: Legge truffa – Oggi: Legge furba e anti-democratica

La cosiddetta Legge truffa del 1953 "introdusse un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi."

Oggi basta avere il 37% per avere il 52/55 %.

Si eliminano i partiti minori:

(dall’articolo della La Repubblica )

– il 4,5% per i partiti in coalizione;
– l’8% per i partiti non coalizzati;
– il 12% per le coalizioni.

È prevista anche una soglia per le minoranze linguistiche nelle regioni che le prevedono: lo sbarramento è del 20% dei voti validi nella circoscrizione dove si presenta.

C’è poi l’accordo per la norma ‘salva Lega’: i partiti che ottengono il 9% in almeno tre regioni rientrano comunque in Parlamento.

Quest’ultimo aspetto è un regalo alla Lega; quindi ora conta di più essere forza locale (9%) che non una minoranza 19,9% (minoranze linguistiche), questo apre la strada alla divisione dell’Italia perché legittimerebbe la nascita di partiti locali dove i localismi sono superiori agli interessi nazionali.

Ah! Forse qualcuno vuole utilizzare la massima "dividi et impera".

Eliminando i partiti minori mancherà l’opposizione parlamentare, quindi essa  potrà essere solo extraparlamentare…

Perciò spazio a movimentismi e a probabile violenza.

La strada per per la democrazia con maggioranza relativa assoluta è la strada per una oligarchia condizionata, già etero-guidata dalla banche (vedi caso Bankitalia).

La democrazia nata dalla resistenza è ferita, ormai è un regime oligarchico.

L’oro della Bankitalia sta per diventare delle banche private… !? C’è dell’altro?

Ho letto capendoci poco, una cosa è certa che le banche private si stanno appropriando dell’oro di Bankitalia. In origine le banche, che ora sono le maggior azioniste, erano pubbliche… quindi, cosa stanno combinando i nostri governanti?

Una cosa è certa che stanno correndo usando il decreto legge sull’Imu (quasi a nascondere  quello che stanno facendo) e che scadrà domani  (27 gennaio 2014) e che gli unici che si stanno opponendo sono quelli di M5S.

Quindi la Banca d’Italia diventerebbe una public company (forse l’unica al mondo) e con azionisti soprattutto costituiti da banche italiane.

Vi invio a siti per approfondire:

http://www.linkiesta.it/bankitalia-privati

http://corrieredellacollera.com/2014/01/12/perche-loro-bankitalia-appartiene-al-popolo-italiano-e-non-alle-banche-partecipanti-prima-parte-di-mario-esposito/

http://www.firstonline.info/a/2013/11/30/coltorti-che-pasticcio-la-riforma-di-bankitalia/7da48817-2cfa-49b2-be0d-b3e26de2d28f

27 Gennaio: Giorno della Memoria – Senza retorica: I deportati non furono solo ebrei

I deportati non furono solo ebrei

Categoria Numero di vittime Fonte del dato
Ebrei 5,9 milioni [187][188]
Prigionieri di guerra sovietici 2–3 milioni [189]
Polacchi non Ebrei 1,8–2 milioni [190]
Rom e Sinti 220.000-500.000 [191]
Disabili e Pentecostali 200.000–250.000 [192]
Massoni 80.000–200.000 [193]
Omosessuali 5.000–15.000 [194]
Testimoni di Geova 2.500–5.000 [195]
Dissidenti politici 1-1,5 milioni [senza fonte]
Slavi 1-2,5 milioni [187][196][197][198]
Totale 12,25 – 17,37 milioni

I triangoli

I prigionieri, al loro arrivo, erano obbligati a indossare dei triangoli colorati sugli abiti, che qualificavano visivamente il tipo di «offesa» per la quale erano stati internati. I più comunemente usati erano:

Un uomo con addosso lastella di David usata per identificare gli ebrei (1941)
  • Giallo: ebrei—due triangoli sovrapposti a formare una stella di David, con la parola Jude(Giudeo) scritta sopra
  • Rosso: dissidenti politici
  • Rosso con al centro la lettera S: repubblicani spagnoli
  • Verde: criminali comuni
  • Viola: Testimoni di Geova
  • Blu: immigranti
  • Marrone: zingari
  • Nero: soggetti “antisociali” e lesbiche
  • Rosa: omosessuali maschi

Dati rilevati da http://it.wikipedia.org/wiki/Olocausto

 

 

Legge elettorale tra rappresentatività e governabilità. Quindi all’erta sto.

Non sono un politico.

Non faccio politica militante attiva.

Non mi interessa questa politica del chi “buca lo schermo” perché possa rappresentarmi o governarmi.

Ma sono cittadino e quindi persona politica. Perciò faccio politica, tutti i giorni, nell’accettare o rifiutare scelte che vengono fatte da questa classe politica. Anche chi – non è il mio caso – rimane in silenzio sceglie e non dica minchiate sulla sua neutralità.

Non è importante per chi parteggio.

Invece è importante, qualsiasi sia la maggioranza, che la mia opinione sia rispettata e possa esprimere rappresentanze che possano supportare o opporsi a scelte non condivisibili.

Insomma il problema è rappresentatività e governabilità e non semplicemente la legge elettorale.

Bisogna quindi trovare un giusto equilibrio.

Rilancio la riflessione del post “Una premessa ” sul blog Malvino – di Luigi Castaldi.

“Prima di passare a discutere di sistemi elettorali, dunque, occorre avere ben presente che, in mancanza di una base elettorale che per sua natura sia incline a bipartirsi, e che anzi abbia inclinazione a frammentarsi (poco importa per quale motivo), considerare assolutamente preminente il principio di rappresentatività porta ineluttabilmente all’ingovernabilità, mentre ritenere assolutamente preminente il principio di governabilità porta ineluttabilmente a limitazioni del diritto di rappresentanza.”

“qui il nodo è assai intricato, perché, a penalizzare troppo il principio di rappresentatività in favore di quello di governabilità, si rischia una dittatura della maggioranza relativa, mentre al contrario il rischio è quello di una paralisi del potere.”

Perciò la questione non è chi ha fatto o chi difende l’Italicum ma se esso sia capace di costruire l’equilibrio tra rappresentanza e governabilità.

Chi, ora, realmente sta governando sono le banche e i suoi disponibili servitori – coscienti e incoscienti – perciò “punteranno tutto sulla soluzione del “governo della maggioranza – dittatura della maggioranza relativa”.

Quindi all’erta sto.

La promessa e l’inganno letti con le regole di Chomsky

Una delle 10 regole di Noam Chomsky: Creare il problema e poi offrire la soluzione. Vi rimando all’articolo di Repubblica, dove pomposamente si scrive ”

La promessa di Saccomanni: “Nel 2014 caleranno le tasse”

Sono anni che tutti dicono che lo avrebbero fatto mentre in realtà sono aumentate [creare il problema], perciò è giusto che avvenga? Certo che sì! [offrire la soluzione].

Quindi lo stato incassa meno, riduce i servizi, e il cittadino “paga” i servizi dai privati con costi più alti.

Ecco l’inganno! E qui si dimostrano le altre regole di Chomsky: Rivolgersi alla gente come a dei bambini e  Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione

È stata usata la parola promessa per attivare un aspetto emozionale.

Nel frattempo un’altra regola viene utilizzata: La strategia della distrazione; infatti non ci si rende conto – in generale – che anche se ci fosse la diminuzione delle tasse, i costi del vivere quotidiano – anche se diluiti nel tempo – sono aumentati.

Perché allora non ci si ribella?

Perché è stata applicata la regola: La strategia della gradualità; ci si sta abituando.

E infine l’altra regola utilizzata, ci dicono che abbiamo speso troppo; chi? e per chi? chi ha veramente utilizzato le ricchezze dello Stato per creare ricchezze di pochi e per pochi? Questo non viene detto, ma si sottolinea che non possiamo più permettercelo; così è stata attivata l’altra regola: Rafforzare il senso di colpa.

Siamo tutti così imbecilli? No, semplicemente loro usano un’altra regola: Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

“Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.”

Perciò, quando chi comanda (ormai chi ha la maggioranza comanda invece di governare) non è esplicito con numeri e dati comprensibili a tutti e date di riferimento, vuol dire che stanno applicando la regola di Mantenere la gente nella ignoranza e nella mediocrità.

Insomma, come si dice, ce lo stanno “impizzzando” [inserendo, ma contiene l’idea della forzatura] a quel posto.

Aveva ragione Gennaro ‘o scarparo – il calzolaio

Gennaro, o’ scarparo, la scarpa prima di lavorarla la guardava con attenzione. Se la luce dell’esterno era inutile per osservare i piccoli segni dell’uso, allora accendeva una vecchia lampada con il braccio pieghevole.

«Ma che ti serve guardarla così attentamente?» chiedevo io, piccolo ospite, che rimanevo a osservarlo, attendendo che mi desse qualche spiegazione dei suoi segreti. E Lui sì che sapeva come si acconciano (aggiustano) le cose.

Perciò la scarpa l’osservava attentamente: «Devi capire come la consuma chi la porta. Le pieghe della pelle, osservare la parte più consumata della suola e del tacco.»

Insomma un bravo tecnico della scarpa, oggi avrei detto.

Un tecnico. Bravo. Non ho mai sentito qualcuno deluso; le scarpe le riparava e le faceva durare.

Ma…

Quante volte dopo averle osservate attentamente oscillava la testa: «Questa è da buttare.» E mi spiegava che non bastava riparare una cosa che di strada ne ha pestata e mette fuori i difetti di come era stata fatta. Allora va gettata via, se ne fa un’altra. Una scarpa vecchia, ben fatta, si può sempre riparare, si vedrà smunta e consumata, ma sarà comoda per camminare ancora.

Le scarpe vissute e fatte male si buttano. Altrimenti fanno male ai piedi. Se ne fanno di nuove.

Che senso c’è nell’acconciare questo sistema economico con vecchi metodi, quando ogni volta che si trova una difficoltà crea nuovi poveri e rafforza chi già era forte e protetto. Il sistema è difettoso. Non mi avete convinto, la crisi è stata creata per farmi camminare con una scarpa difettosa. Non c’è altro, mi dicono.

Non mi avete convinto.

Aveva ragione Gennariello, o’ scarparo. La scarpa si deve buttare… farne un’altra e nuova.

Lui – Gennariello – si che era un buon tecnico!