

Schizzo di latte,
sorriso di boccoli acerbi,
umido d’umori,
lacrime di dolce apparire,
abbracci solitari.
Silente, adombri notti.
Gioiosa, cancelli sguardi.
Poi, un fremito ingenuo.
E lì, donna.
Ancora senza onori,
a volte,
spesso.
Tra lutti che non t’appartengono.
Scusa.
Senza attendere.
Altri giorni t’appartengono, senza nulla.
Altri con sveglie solari, di madre femmina amante.
Donna.
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